sabato 25 maggio 2013

1796. Le emodinamiche vanno chiuse e STOP



La Regione non ci sta, così impugna la sentenza del TAR, ma non perchè ci crede, ma perchè quel taglio non lo hanno scelto loro. È stato imposto da Roma ladrona nel piano di rientro, per cui non c’è molto da fare. Viene anche detto che se salta questo provvedimento si rimette in discussione tutta la riforma. Ma di quale riforma stiamo parlando, che si è trattato solo di chiusure e di perdita di denaro pubblico e di tempo con le Federazioni sanitarie?

venerdì 24 maggio 2013

1795. Dove sono le quasi 380mila slot?



Sono maggiormente presenti nei bar, dove si possono trovare più di 209mila
apparecchi, seguiti dalle Sale giochi, dove sono presenti quasi 65mila slot. Poi ci sono i tabacchi e le ricevitorie, dove si trovano poco più di 38mila macchine, quindi le sale vlt, dove si trovano circa 19mila new slot. Le agenzie e negozi di scommesse arrivano insieme ai 17mila apparecchi mentre nelle circa 220 sale bingo italiane trovano posto circa 4500 slot. Da rilevare la presenza di apparecchi anche nei circoli privati che si aggira attorno alle 14mila unità. Le restanti slot si possono trovare nei ristoranti (oltre 5500), nelle edicole (poco più di 2000), un migliaio negli alberghi e appena qualche centinaia negli stabilimenti balneari.

1794. Tre notizie sulla sanità piemontese



I laboratori di emodinamica dell’ospedale San Luigi di Orbassano e dell’ospedale Santa Croce di Moncalieri non chiuderanno, come invece era previsto dalla Regione. Almeno fino al 18 giugno 2014 data in cui il Tar del Piemonte si pronuncierà sul ricorso presentato dall’Anaao, l’associazione sindacale dei medici dirigenti.
L’assessore politico Cavallera intanto propone un ridimensionamento del sostegno economico a favore dei pazienti con l’assistenza domiciliare. Un ipotesi che prevede per un intervento di bassa intensità, i casi meno gravi, un contributo indicato che non supera i 300 euro, quando finora arrivava fino a 800 euro. Per la media intensità, si scende da 1.100 euro ad un massimo di 500. Per i casi di non autosufficienza, mentre prima si prevedevano risorse fino a 1.350 euro, ora si ipotizza una cifra che non supera i 700 euro, 650 euro in meno.
Nel mentre il governatore Cota canta vittoria un giorno sì e l’altro anche. I conti sono in ordine per la prima volta nella storia della “galassia” e finalmente si può investire in nuovi poliambulatori h12 e nelle Rsa integrate con le strutture ospedaliere. Ma secondo lui, con che personale pensa di far funzionare quelle strutture? Forse pensa ai dipendenti delle Federazioni sanitarie tra poco a spasso, forse pensa proprio a loro.

giovedì 23 maggio 2013

1793. Il prestigio delle armi



Il capo di Stato maggiore della Difesa, l’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli,
parlando alle commissioni Difesa riunite di Camera e Senato ha chiesto maggiori investimenti nel settore militare non per ragioni di sicurezza nazionale, ma per non perdere il prestigio derivante dalla partecipazione alle missioni di guerra. L’ammiraglio ha chiesto il Parlamento ad autorizzare “con la massima urgenza” lo stanziamento di adeguate risorse “per l’ammodernamento dei mezzi e l’addestramento degli uomini” e per continuare a godere de “l’apprezzamento dei Paesi alleati per l’opera fornita dall’Italia nelle missioni all’estero” in quanto “strumento privilegiato di politica estera”. Anche perché, ha buttato lì l’ammiraglio, “non si può escludere” la necessità di nuovi interventi militari in Paesi a noi molto vicini. Capisco che la casta militare viva in un mondo fatto di tecnologia, risiko e nuove armi, ma non si potrebbero domandare, magari tagliandosi gli stipendi, se proprio tutto ciò è così necessario? Comprendo bene che anni e anni di pensieri che solo con le armi si possa ottenere la pace non lascino indenni i loro cervelli, ma un neurone, uno, che dica il contrario si troverà?

1792. Una storia di precarietà finita bene, o quasi



33 persone sono state licenziate in tronco da CoopCulture, soci di una delle due cooperative che forniscono il servizio di reference delle 49 biblioteche dell’Università di Torino. La storia per fortuna non finisce qui e tra incontri, manifestazioni, comizi e scioperi, che hanno visto la solidarietà di molti, alla fine la decisione è stata ritirata. Ma che fatica!