Nel giorno
della sua prima visita al Pentagono, il segretario alla Difesa James
Mattis ha ordinato di riesaminare il capitolo F-35. Peccato che la
questione non verta su temi pacifisti, ma su costi e prestazioni, per
cui nulla di nuovo all'orizzonte (sic!). Anzi, se la pensa come il Muro, è capace di farceli pagare il doppio e gli italiani ben zitti.
Il covo è un luogo immaginario, una locanda dove Jack propone ai suoi amici e ai suoi avventori la birra che produce. Un luogo di incontro e confronto davanti ad una buona birra artigianale (fino a qualche anno fa).
sabato 28 gennaio 2017
3954. Quel mistero misterioso chiamato RNG
Il motore
delle VLT si chiama Random Number Generator (RNG) ed è il chip che
si occupa di “generare il caso”. Di questo oggetto si conosce
solo l'esistenza, il funzionamento è coperto dal segreto
industriale. Così il giocatore ignora e le lobby continuano a fare
soldi. giovedì 26 gennaio 2017
3953. Sono passati vent'anni, ma le cose sono cambiate in Islanda
Nel 1998 i
teenager dell'isola che esageravano con alcol e sostanze erano il
48percento, oggi sono solo il 5percento. Merito di un lungo lavoro,
che ha coinvolto anche le famiglie e la scuola, così sono diventati
gli adolescenti dallo stile di vita più sano in Europa. Dove c'è un
progetto sensato e la volontà politica, ecco che con il tempo le
cose migliorano vistosamente.
mercoledì 25 gennaio 2017
3952. Di questa notizia si sentiva proprio il bisogno!
Intanto su
La Stampa ci ricordano che finalmente è uscito il 53 sulla ruota
Nazionale, un centenario che ha fatto la storia! Avevamo proprio
bisogno di questa bella notizia............
martedì 24 gennaio 2017
3951. La salute e l'economia decisa da un giudice amministrativo
Il Comune
di Torino, dopo l'ordinanza del Consiglio di Stato, ha sospeso la
normativa che limitava l'orario di funzionamento di slot e VLT, in
attesa del pronunciamento del Tar del Piemonte. Così mentre si
aspetta torna tutto come prima, già da ieri, così mi è stato
raccontato. Le casse si riempiono ed è l'unica cosa importante
(sic!).
3950. Ai giovani piace molto il gioco d'azzardo
L’Osservatorio
“Young Millennials Monitor - Giovani e Gioco d’Azzardo” di
Nomisma-Unipol in collaborazione con Università di Bologna ha fatto
un interessante ricerca con alcuni dati su cui occorrerebbe fare
almeno una riflessione. Nel corso del 2016, il 49percento dei
giovani studenti italiani ha tentato la fortuna almeno una volta,
rispetto al 54percento dell’anno precedente. Il 5percento degli
studenti italiani ha un rapporto problematico con il gioco d’azzardo.
Un ulteriore 9percento invece può essere considerato a rischio
rispetto alla probabilità di sviluppare comportamenti di gioco
problematici. Per contro, il 33percento degli studenti, pur giocando,
non evidenzia alcuna problematicità ed ha un rapporto con il gioco
che non appare disfunzionale. 3949. Pillole a pioggia nelle carceri italiane
Una
pioggia di pillole colorate si riversa tutti i giorni sui detenuti
italiani. Un’indagine dell’Agenzia regionale della sanità
Toscana ha coinvolto 57 strutture detentive (il 30percento di quelle
italiane), cinque regioni (Toscana, Lazio, Umbria, Veneto, Liguria) e
Asl di Salerno. Nella ricerca spicca così un dato: il 46percento dei
farmaci prescritti sono psicofarmaci. La quasi totalità di questi
appartiene al gruppo di molecole che agisce sul sistema nervoso, con
gli ansiolitici (37,8percento del totale) a fare la parte del leone.
Percentuale che sale vertiginosamente se si considera la fascia d’età
18-29 anni.
lunedì 23 gennaio 2017
3948. Il mio post pubblicato su Lo Spiffero
sabato 21 gennaio 2017
3947. Di orari, slot machine e Consiglio di Stato
Lavoro da
ormai dieci anni come educatore professionale per aiutare i giocatori
d'azzardo patologici a smettere e dedicare le loro energie a qualcosa
di più vitale e piacevole. Spesso mi è capitato in questi ultimi
mesi di sentirli commentare positivamente l'iniziativa del Comune di
Torino, come da legge regionale, di limitare gli orari di accensione
delle slot e delle VLT. Poteva capitare che avessero voglia e con
qualche decina di euro in tasca volessero andare a giocare, peccato
che le trovavano spente, così tornavano a casa in qualche modo
contenti, perché non avevano giocato e perché le Istituzioni li
avevano aiutati a fare qualcosa che qualche volta non possono
controllare. Non si tratta solo di una questione di volontà, ma il
giocatore proprio non può fare a meno di mettere denaro in quelle
macchinette, ben sapendo che spesso non vincerà. Quando parlo con
loro spesso gli rimando che sono comunque responsabili delle loro
azioni ma soprattutto dell'impegno che hanno nei loro confronti e nei
confronti delle persone che gli vogliono bene, di smettere di giocare
d'azzardo. Alcune volte ci riescono, altre no. Con il tempo le cose
migliorano e anche nelle famiglie si torna a respirare un'aria
migliore, ma non tutte le storie finiscono bene, perché alcuni
compiono omicidi oppure si tolgono la vita. Anche questa è la realtà
che baristi, tabaccai, gestori di sale slot, Concessionarie e governi
vari hanno contribuito a creare. Non ci si può tirare indietro e
dire che è un problema del singolo, una sua debolezza e che nessuno
è responsabile perché le macchinette sono lì, a disposizione di
chi le vuole. Ogni slot è disegnata per tenere il giocatore il più
a lungo possibile attaccato al suo schermo, fintanto che le tasche
non sono vuote. In cambio promette una ipotetica vincita in denaro e
tanta felicità. Non possiamo far finta che non sia la realtà.
Estrarre valore dai giocatori è la principale preoccupazione di
questa industria. Obiettivo legittimo, visto con gli occhi
dell'imprenditore. Molto meno visto con gli occhi dell'educatore. Ora
ognuno è libero di compiere gli atti che più gli si addicono, ma se
un numero di baristi, tabaccai e gestori di sale iniziasse a farsi
delle domande, e alcuni lo hanno già fatto, sul come creano la loro
più o meno grande ricchezza, si tornerebbe a pensare alle persone
come a delle persone, non a degli oggetti da cui estrarre valore,
costi quel che costi.
Infine
due parole sui numeri. Notizie giornalistiche riportano che il
provvedimento comunale è stato sospeso dal Consiglio di Stato perché
è un fenomeno che non è fuori controllo, perché secondo chi ha
presentato il ricorso riguarda un numero infinitesimo di torinesi, lo
0,03percento. Se contiamo che nel capoluogo piemontese vivono
900mila persona, anche se sono un po' meno, il calcolo porta a 270
persone. Da dove venga questo esiguo numerino posso anche
immaginarlo, cioè alle persone che si rivolgono ai Servizi per le
Dipendenze torinesi, anche se nel 2014 erano 316
e negli anni sono aumentate. Nella Relazione al Parlamento sui dati
relativi allo stato delle tossicodipendenze in Italia 2015 è scritto
che i giocatori problematici e a rischio di gioco patologico sono
pari al 2,1percento e i giocatori d'azzardo patologici sono pari
all'1,9percento. Chissà come mai non sono stati usati questi numeri,
che fanno dire che ci sono almeno 17mila persone che hanno seri
problemi con il gioco d'azzardo a
Torino.
Ma il punto è che non esistono solo questi servizi per prendersi
cura del gioco d'azzardo patologico, ma sopratutto non si può far
discendere sempre tutto da un mero calcolo economico, così come non
trovo etico e morale non fare ricerca scientifica per patologie che
colpiscono pochissime persone. Eppure
queste persone meriterebbero almeno una speranza
che
un giorno venga trovata una cura, ma nessuno ahimè investe per
curare poche persone. Una soluzione che trovo aberrante, sopratutto
quando si leggono i fatturati di BigPharma e i guadagni dei loro CEO.
mercoledì 18 gennaio 2017
3946. Annoiarsi un po' non farebbe così male
Interessante
articolo, molto ben documentato, che racconta come nell’arco di 13
anni la soglia media di attenzione dei soggetti osservati si è
ridotta di un terzo, passando da dodici a otto secondi, mentre un pesce rosso ne ha ben 9!. In pratica
diminuisce la capacità di stare concentrati più a lungo e in
parallelo cresce la ricerca di stimoli nuovi. Dietro a questo c'è il
mondo mercantile, sempre assetato di denaro da drenare dalle tasche
dei consumatori, che vanno continuamente stimolati all'acquisto. Il
rischio nel lungo termine è un disorientamento esistenziale
profondo, ma questo non è un problema loro. Unica soluzione
annoiarsi un po' e vivere un po' meglio.martedì 17 gennaio 2017
3945. L'incomprensibile caccia a balene ed altri animali
L'unico
modo di far smettere la caccia sarebbe quella di non mangiare più
carne di balena o di altri animali, troppi, cacciati per denaro ed
ego. Se per la carne di balena sembrerebbe più facile evitarne la
commercializzazione, per il resto però trovo difficile applicare
quella soluzione. Di solito i cacciatori si muovono in branco,
festeggiano in branco e mangiano in branco. Non specifico di che tipo
di branco 'sto parlando!
lunedì 16 gennaio 2017
3944. Uomini che uccidono e poi vanno a giocare alle slot
Quando
capitano due fatti di cronaca nera, ahimè molto simili nel giro di
qualche giorno, mi colpiscono le tristi similitudini. Infatti
entrambi gli uomini, dopo aver ucciso moglie ed amica, hanno passato
del tempo a giocare alle slot, che ti domandi come mai una persona
che ha appena tolto la vita ad un'altra e che presumibilmente finirà
in carcere, non tenti di scappare il più lontano possibile. Si
immerge nella realtà di tutti i giorni e cosa spera, di dimenticare,
di mimetizzarsi oppure di nascondere agli altri e a se stesso il
fatto, visto che tutto dopo è tornato “normale”?domenica 15 gennaio 2017
3943. Risposta dell'onorevole Vanna Iori
Ed eccovi la risposta, che per me non era proprio scontata, alla mia mail. Una risposta sui generis, ma va bene così.
Tutte queste situazioni saranno oggetto di modifiche al Senato
Cordiali saluti
Vanna Iori
3942. Lettera all'onorevole Vanna Iori
Le scrivo
in merito al disegno di legge sugli educatori professionali. Quale
prima firmataria mi è sembrato doveroso almeno scriverle qualche
considerazione in merito alla nuova normativa, di cui c'è
sicuramente bisogno.
Ho
iniziato a fare l'educatore senza titolo nel 1997, poi mi sono
riqualificato alla scuola educatori di Cuneo per tre anni. Nel mentre
è uscito il decreto che istituiva il percorso universitario
sanitario. Una volta diplomato, essendo il titolo poco utile se non
inutile, mi sono iscritto a quello che è stato definito un percorso
abbreviato all'Università di Torino e dopo 4 anni di attesa sono
riuscito ad iscrivermi, vedendomi riconosciuti 120 crediti. Lavorando
sono riuscito infine a laurearmi nel 2008 e pensavo proprio di non
dovermi più preoccupare dei titoli accademici per lavorare. Scelsi quel tipo di corso,
molto più impegnativo vista la frequenza obbligatoria ed altre
fatiche, perché mi garantiva di poter lavorare nei tanti settori che
l'educatore può occupare. Se fosse stato diverso, avrei certamente
frequentato Scienze dell'educazione. Ora le cose cambiano nuovamente
e non basta scrivere nella legge che le Università si impegnano a
riconoscere il maggior numero di crediti per ottenere anche l'altra
laurea. Ma si è mai visto che per lavorare occorrono due lauree in
pratica uguali? Le sembra sensato? Giustamente la Legge si preoccupa
dei tanti, troppo educatori senza titolo che in questi vent'anni non
ne hanno proprio voluto sapere di iscriversi e prendere un titolo e
li “premia” con una bella sanatoria senza neanche un esame o una
mini tesina. Intanto chi si è preoccupato e fatto sacrifici deve
rincorrere le normative e adeguarsi. Le sembra equo?
Inoltre
l'area di lavoro dell'educatore socio-pedagogico è enorme, mentre
per quello socio-sanitario rimangono le briciole. Addirittura
l'educatore socio-pedagogico può inserirsi nel socio-sanitario,
ovviamente solo per gli aspetti socio-educativi. Ma si rende conto
della sovrapposizione? Certo che se c'è la volontà di lasciare il
campo a una sola figura, cosa ottima, sarebbe stato meglio farlo in
maniera più limpida. Prevedo per il futuro uno svuotamento del corso
sanitario, anche perché quando bandiranno un concorso in sanità,
quando lo bandiranno, potranno sempre fare leva su quella fantastica
definizione. Cosa può impedire a un educatore socio-pedagogico di
lavorare nel settore delle Dipendenze o in Psichiatria?
Per
rendere giustizia al sottoscritto e ai tanti studenti iscritti ad
educazione professionale, sarebbe giusto che si abbia la doppia
laurea, in modo da poter lavorare nel socio-assistenziale come oggi.
Dopo l'approvazione della legge, gli studenti potranno scegliere con
cognizione di causa, sapendo bene dove il loro titolo è
riconosciuto. Farlo in maniera retroattiva lo trovo profondamente
scorretto e questo non dovrebbe capitare.
Mi auguro
che legga queste riflessioni e le auguro un buon lavoro.
Risponderà?
3941. Quanti sono i giocatori d'azzardo patologici in Italia?
Nella
Relazione al Parlamento sui dati relativi allo stato
delle
tossicodipendenze in Italia 2015 ci sono dei dati interessanti. Visto
che mancano degli studi precisi su quante persone hanno un problema
serio con il gioco d'azzardo, nelle tante pagine si trovano queste
utili parole.
“La
valutazione del comportamento di gioco, per i soggetti che hanno
riposto indicando la
partecipazione negli ultimi 12 mesi ad almeno
uno dei giochi elencati, è stato valutato attraverso il
calcolo di
un indice di gravità. Questo è stato stimato tramite la
somministrazione della versione
italiana validata del questionario
South Oaks Gambling Screen (SOGS). Utilizzando questa scala
di
misura, è stato possibile identificare una quota di giocatori
problematici e a rischio di
gioco patologico pari al 2,1percento ed
una quota di giocatori d'azzardo patologici pari all'1,9percento. Si
stima, quindi, che circa il 4percento dei giocatori rispondenti di
18-64 anni abbia un approccio
problematico o addirittura patologico
al gioco d‟azzardo, manifestato nei 12 mesi precedenti
l'intervista. Si registra, inoltre, una significativa associazione
tra tipologia di giocatore e uso di
sostanze stupefacenti consumate
nei 12 mesi precedenti l'indagine”.
Se sono 37
milioni le persone (conteggio molto approssimativo) in quella fascia
d'età, risulta allora che almeno 700mila italiani siano giocatori
d'azzardo patologici ed altrettanti siano problematici.
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