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giovedì 11 ottobre 2018

4587. Ai londinesi Klimt e Schiele infastidiscono la vista


Non si capisce come, visto che i nostri occhi sono ormai abituati alle peggior visioni, eppure l’azienda dei trasporti ha preteso che le pubblicità di una mostra, installate sui mezzi pubblici e nella metropolitana, venissero coperte nelle parti intime. Forse se fosse stata una bella fotomodella avrebbero gradito............

giovedì 20 aprile 2017

4050. Al tavolo della roulette


 
Edvard Munch dipinse nel 1892 questo olio su tela, ispirato da un soggiorno a Nizza, che lo portò a visitare molto spesso il Casinò di Montecarlo. Nei suoi diari appuntò l'impressione suscitata dalla gente accalcata fuori dalle porte, ansiosa di precipitarsi ai tavoli, gli sguardi fissi sulla roulette, la tensione, lo sconforto e il ritmo veloce del gioco. Nel dipinto sono rappresentati in primo piano tre persone, tutte intente a scrivere su un piccolo foglio, ipotizzo i numeri usciti per meglio “prevedere” i successivi. Tutte le persone sono assorbite dall'attività del gioco, accalcate intorno al tavolo e al croupier. Il centro della rappresentazione non è la ruota, né le persone che sembrano spettatori assorti, bensì il tappeto con le puntate illuminato dalla lampada verde. La scena appare eccitata e contemporaneamente soffocante, dove volti, abiti e cappelli si susseguono anonimi e contemporaneamente ansiosi.

Dal diario dell'autore:

''Vedo come la medesima passione renda tutti uguali, non c'è differenza: contessa o puttana sono identiche. Siedono con guance arroventate e occhi rossi … assenti''

''Una volta entrato, resti incantato, devi tornare ancora e ancora...''

''La terra di questi giardini ombrosi saturata dal sangue dei suicidi...''.

mercoledì 19 aprile 2017

4048. I bari


 

Olio su tela di Michelangelo Merisi, più noto come il Caravaggio, dipinto nel 1594 per il cardinale Francesco Maria Del Monte. Ci sono tre persone al centro della scena: la vittima, il baro e il complice. É subito chiaro quali siano i ruoli anche nell'abbigliamento: la vittima indossa delle vesti scure e semplici mentre i due sono vestiti con un abbigliamento molto colorato e variopinto. Il malcapitato è intento a guardare con attenzione le proprie carte e sembra sereno ma concentrato nel scegliere la mossa successiva mentre l’imbroglione si avvicina notevolmente alla vittima sovrastandola, per poter meglio guardare le carte che possiede e suggerirle al baro. Al rilassamento dei due si contrappone la serenità della vittima. Altro elemento di contrasto sono gli occhi. Quelli della vittima sono in bella vista mentre quelli degli imbroglioni, per via delle loro posizioni, sono visibili solo parzialmente. Il gioco è quello dello zarro, una sorta di poker moderno, di origine persiana che nel rinascimento era stato bandito dal Duca di Milano Francesco Sforza con un editto del 1531 in quanto si riteneva fosse socialmente pericoloso. Secondo alcuni la morale di questo dipinto è chiara ed è un monito contro il gioco d'azzardo.

lunedì 17 aprile 2017

4047. I giocatori di carte


 
Dipinto da Paul Cézanne tra il 1892 e il 1895, è un olio su tela che vede la presenza di due contadini che il pittore era solito osservare nella tenuta paterna al Jas de Bouffan, nei pressi di Aix-en-Provence mentre giocano a carte. L'uomo che fuma la pipa è stato identificato come Alexandre Paulin, soprannominato Père Alexandre, giardiniere del luogo. Tutto il dipinto è costruito utilizzando il blu, il giallo e il rosso in diversi toni, con pennellate che si compongono come tasselli in un mosaico. Il giocatore di sinistra ha una posa leggermente più rigida dell'altro uomo ed i volumi che formano il suo cappello, le maniche della sua giacca e la sua pipa sembrano meno morbidi dell'altro giocatore, come se uno fosse più a suo agio dell'altro. La solitudine dei personaggi e il loro ostentato silenzio fanno pensare ad una simbologia più legata allo scontro, alla lotta, piuttosto che al gioco e alla spensieratezza di un’attività da dopo lavoro. La presenza ricorrente di giocatori di carte nelle opere che Cézanne realizzò negli ultimi anni della sua vita ha dato luogo ad un'interessante interpretazione: la partita che oppone i due giocatori non potrebbe essere la metafora della lotta che l'artista dovette sostenere nei confronti del padre per giungere al riconoscimento della sua pittura rappresentata, in questo caso dalla "carta da gioco"?

sabato 25 marzo 2017

4024. L'ufficio della lotteria


 

«Caro Theo (...), in una mattina piovosa, sono passato davanti all'ufficio della lotteria di Stato. Una folla di persone era lì in attesa di ottenere i biglietti della lotteria. Per la maggior parte si trattava di donne anziane e del tipo di persone di cui è impossibile dire che cosa fanno e come vivono, ma che evidentemente devono arrabattarsi per provare a vivere».
1 ottobre 1882 Vincent Van Gogh

venerdì 4 settembre 2015

3336. La marea che sale




Di arte moderna ne capisco pochissimo, ma quest'opera che spunta dalle acque del Tamigi a Londra mi ha colpito. Le sculture sono dell'artista britannico Jason deCaires Taylor. E bravo!

mercoledì 29 aprile 2015

3088. Aldo Carpi, un uomo verticale


Titolare della cattedra di pittura all’Accademia di Brera finì in una retata, non in quanto strettamente considerato ebreo, ma in quanto “colpevole” di aver aiutato una sua alunna israelita, che compagni e professori trattavano vergognosamente, come se fosse un’appestata. Aldo Carpi la difese, ma proprio un suo collega lo raccontò ai fascisti, che trasferirono la denuncia agli sgherri delle SS. Carpi fu prelevato a Mondonico, villaggio della Brianza. Avrebbe potuto fuggire, ma non lo fece per non abbandonare la sua numerosa famiglia. Dopo l’arresto, fu portato a San Vittore e poi deportato a Gusen, campo-satellite di Mauthausen, in Austria, dove soltanto il 2percento dei prigionieri riuscì a sopravvivere. Si salvò grazie al suo talento e fu autore – a rischio della vita – dell’unico vero diario in presa diretta all’interno di un campo di sterminio. Un uomo verticale, un Giusto che ha conosciuto e patito le sofferenze più atroci, ma che non si è mai piegato. Una mostra ne ricorda l'impegno nella Sala Napoleonica dell’Accademia di Brera e al Memoriale della Shoah, fino al 29 maggio 2015. 

domenica 3 novembre 2013

2114. I quadri ritrovati e gli abiti venduti



Dalla Storia non si può sfuggire e la Seconda guerra mondiale con l’Olocausto e i Terzo Reich riempiono ancora le pagine dei giornali. Da una parte il ritrovamento del “Tesoro di Hitler”, con oltre millecinquecento quadri e altre opere d'arte, tra cui anche opere di Pablo Picasso e Henri Matisse, ritrovate in una casa di Monaco di Baviera. Dall’altra la vendita su eBay dei vestiti indossati dai deportati nei campi di concentramento nazisti. La prima una buona notizia per tutti, che potremmo rivedere capolavori che si credevano distrutti, salvi grazie all’avidità dei gerarchi nazisti. La seconda invece è il triste specchio di una società dove tutto è trasformabile in denaro. Il sito ha cancellato l’annuncio, ma l’aria che si respira in questa società è veramente tossica.

sabato 2 marzo 2013

1632. In Egitto pensano di “affittare” piramidi e sfingi



Secondo Al Arabiya l'Egitto potrebbe presto se non “svendere” quanto meno “dare in concessione” le sue meraviglie archeologiche a investitori stranieri. Privatizzare pro-tempore piramidi e Sfinge porterebbe nelle casse egiziane 200 miliardi di dollari, una cifra che estinguerebbe il debito del Paese. Già Tremonti aveva pensato di vendere la Sardegna, magari adesso penseranno a noleggiare agli emiri e ricconi vari monumenti, valli, spiagge e piste da sci!

sabato 24 marzo 2012

764. Il Louvre in cima alla classifica


Si prova un po’ di tristezza quando si legge una delle tante classifiche, che ogni tanto appaiono sulle riviste specializzate e che ci ricordano che siamo la Nazione con un patrimonio storico inconmensurabile, ma che i nostri musei sono vuoti rispetto ai primi in graduatoria.
Il Louvre ha avuto quasi 8,9 milioni di visitatori mentre gli Uffizi, primo museo italiano al 19esimo posto in classifica, ha incontrato il gradimento di appena 1,7 milioni di visitatori.
Nei primi dieci posti tre sono nella capitale francese e tre in quella inglese e si trovano anche New York, Washington, Taipei e Seul.
Come fa un paese come il nostro a non trasformare questa immensa ricchezza in denaro e uscire dalla crisi? Finiremo “comprati” dai cinesi che trasformeranno il Belpaese in un immenso e unico parco a tema, così finalmente non avremmo più problemi di lavoro, pensioni e debito pubblico.

venerdì 4 novembre 2011

379. Magritte Golconda



In questo periodo di frastuono, spaesamento, ansia per il futuro e incertezza mi è venuto in mente questo dipinto del 1953, del surrealista René Magritte dal titolo evocativo, come d’altronde la tela.
Con lo sfondo diviso in due dai tetti di un paese e il cielo, sfilano, scendono o si innalzano degli uomini in completo scuro e bombetta. Una immagine che richiama l’omologazione, l’inutilità o forse l’unicità di ognuno di noi benché identico agli altri. Temi che il pittore ha sviluppato nella sua lunga produzione dove quello che vedi non è quello che vedi. Il titolo è il nome di un’antica città indiana molto ricca, famosa per la lavorazione dei diamanti, e distrutta dopo la conquista da parte di un sultano.

mercoledì 16 febbraio 2011

40. Marc Chagall



L’ho incontrato ormai una decina di anni fa in una bella esposizione a Lugano e di lui mi avevano colpito il colore e la positività che esprimevano le tele. È stato pittore russo nato nel 1887, poi naturalizzato francese e morto in Provenza nel 1985, che attinge a piene mani nella sua iconografia alla vita dei campi della terra natia. A questi temi si affiancano le origine ebraiche, che lo portano negli anni sessanta e settanta, anche ad occuparsi di progetti su larga scala su aree pubbliche e importanti edifici religiosi e civili. Le sue opera attraversano alcuni importanti filoni stilistici del novecento come le avanguardie parigine, il cubismo e il fauvismo. Attraverso le molte opere, tra cui alcune grandi vetrate, il pittore riesce a comunicare felicità e ottimismo, utilizzando anche elementi surreali come capre che suonano il violino, attingendo anche ad una visione onirica del proprio passato e delle emozioni che lo attraversavano.