Non
si capisce come, visto che i nostri occhi sono ormai abituati alle
peggior visioni, eppure l’azienda dei trasporti ha preteso che le
pubblicità di una mostra, installate sui mezzi pubblici e nella
metropolitana, venissero coperte nelle parti intime. Forse se fosse
stata una bella fotomodella avrebbero gradito............
Il covo è un luogo immaginario, una locanda dove Jack propone ai suoi amici e ai suoi avventori la birra che produce. Un luogo di incontro e confronto davanti ad una buona birra artigianale (fino a qualche anno fa).
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giovedì 11 ottobre 2018
giovedì 20 aprile 2017
4050. Al tavolo della roulette
Edvard
Munch dipinse nel 1892 questo olio su tela, ispirato da un soggiorno
a Nizza, che lo portò a visitare molto spesso il Casinò di
Montecarlo. Nei suoi diari appuntò l'impressione suscitata dalla
gente accalcata fuori dalle porte, ansiosa di precipitarsi ai tavoli,
gli sguardi fissi sulla roulette, la tensione, lo sconforto e il
ritmo veloce del gioco. Nel dipinto sono rappresentati in primo piano
tre persone, tutte intente a scrivere su un piccolo foglio, ipotizzo
i numeri usciti per meglio “prevedere” i successivi. Tutte le
persone sono assorbite dall'attività del gioco, accalcate intorno al
tavolo e al croupier. Il centro della rappresentazione non è la
ruota, né le persone che sembrano spettatori assorti, bensì il
tappeto con le puntate illuminato dalla lampada verde. La scena
appare eccitata e contemporaneamente soffocante, dove volti, abiti e
cappelli si susseguono anonimi e contemporaneamente ansiosi.
Dal diario
dell'autore:
''Vedo
come la medesima passione renda tutti uguali, non c'è differenza:
contessa o puttana sono identiche. Siedono con guance arroventate e
occhi rossi … assenti''
''Una
volta entrato, resti incantato, devi tornare ancora e ancora...''
''La
terra di questi giardini ombrosi saturata dal sangue dei
suicidi...''.
mercoledì 19 aprile 2017
4048. I bari
Olio su
tela di Michelangelo Merisi, più noto come il Caravaggio, dipinto nel 1594 per il
cardinale Francesco Maria Del Monte. Ci sono tre persone al centro
della scena: la vittima, il baro e il complice. É subito chiaro
quali siano i ruoli anche nell'abbigliamento: la vittima indossa
delle vesti scure e semplici mentre i due sono vestiti con un
abbigliamento molto colorato e variopinto. Il malcapitato è intento
a guardare con attenzione le proprie carte e sembra sereno ma
concentrato nel scegliere la mossa successiva mentre l’imbroglione
si avvicina notevolmente alla vittima sovrastandola, per poter meglio
guardare le carte che possiede e suggerirle al baro. Al rilassamento
dei due si contrappone la serenità della vittima. Altro elemento di
contrasto sono gli occhi. Quelli della vittima sono in bella vista
mentre quelli degli imbroglioni, per via delle loro posizioni, sono
visibili solo parzialmente. Il gioco è quello dello zarro, una sorta
di poker moderno, di origine persiana che nel rinascimento era stato
bandito dal Duca di Milano Francesco Sforza con un editto del 1531 in
quanto si riteneva fosse socialmente pericoloso. Secondo alcuni la
morale di questo dipinto è chiara ed è un monito contro il gioco
d'azzardo.
lunedì 17 aprile 2017
4047. I giocatori di carte
Dipinto da
Paul Cézanne tra il 1892 e il 1895, è un olio su tela che vede la
presenza di due contadini che il pittore era solito osservare nella
tenuta paterna al Jas de Bouffan, nei pressi di Aix-en-Provence
mentre giocano a carte. L'uomo che fuma la pipa è stato identificato
come Alexandre Paulin, soprannominato Père Alexandre, giardiniere
del luogo. Tutto il dipinto è costruito utilizzando il blu, il
giallo e il rosso in diversi toni, con pennellate che si compongono
come tasselli in un mosaico. Il giocatore di sinistra ha una posa
leggermente più rigida dell'altro uomo ed i volumi che formano il
suo cappello, le maniche della sua giacca e la sua pipa sembrano meno
morbidi dell'altro giocatore, come se uno fosse più a suo agio
dell'altro. La solitudine dei personaggi e il loro ostentato silenzio
fanno pensare ad una simbologia più legata allo scontro, alla lotta,
piuttosto che al gioco e alla spensieratezza di un’attività da
dopo lavoro. La presenza ricorrente di giocatori di carte nelle opere
che Cézanne realizzò negli ultimi anni della sua vita ha dato luogo
ad un'interessante interpretazione: la partita che oppone i due
giocatori non potrebbe essere la metafora della lotta che l'artista
dovette sostenere nei confronti del padre per giungere al
riconoscimento della sua pittura rappresentata, in questo caso dalla
"carta da gioco"?
sabato 25 marzo 2017
4024. L'ufficio della lotteria
«Caro
Theo (...), in una mattina piovosa, sono passato davanti all'ufficio
della lotteria di Stato. Una folla di persone era lì in attesa di
ottenere i biglietti della lotteria. Per la maggior parte si trattava
di donne anziane e del tipo di persone di cui è impossibile dire che
cosa fanno e come vivono, ma che evidentemente devono arrabattarsi
per provare a vivere».
1
ottobre 1882 Vincent Van Gogh
venerdì 4 settembre 2015
3336. La marea che sale
Di
arte moderna ne capisco pochissimo, ma quest'opera che spunta dalle
acque del Tamigi a Londra mi ha colpito. Le sculture sono
dell'artista britannico Jason deCaires Taylor. E bravo!
mercoledì 29 aprile 2015
3088. Aldo Carpi, un uomo verticale
Titolare
della cattedra di pittura all’Accademia di Brera finì in una
retata, non in quanto strettamente considerato ebreo, ma in quanto
“colpevole” di aver aiutato una sua alunna israelita, che
compagni e professori trattavano vergognosamente, come se fosse
un’appestata. Aldo Carpi la difese, ma proprio un suo collega lo
raccontò ai fascisti, che trasferirono la denuncia agli sgherri
delle SS. Carpi fu prelevato a Mondonico, villaggio della Brianza.
Avrebbe potuto fuggire, ma non lo fece per non abbandonare la sua
numerosa famiglia. Dopo l’arresto, fu portato a San Vittore e poi
deportato a Gusen, campo-satellite di Mauthausen, in Austria, dove
soltanto il 2percento dei prigionieri riuscì a sopravvivere. Si
salvò grazie al suo talento e fu autore – a rischio della vita –
dell’unico vero diario in presa diretta all’interno di un campo
di sterminio. Un uomo verticale, un Giusto che ha conosciuto e patito
le sofferenze più atroci, ma che non si è mai piegato. Una mostra
ne ricorda l'impegno nella Sala Napoleonica dell’Accademia di Brera
e al Memoriale della Shoah, fino al 29 maggio 2015. domenica 3 novembre 2013
2114. I quadri ritrovati e gli abiti venduti
Dalla
Storia non si può sfuggire e la Seconda guerra mondiale con l’Olocausto e i
Terzo Reich riempiono ancora le pagine dei giornali. Da una parte il
ritrovamento del “Tesoro di Hitler”, con oltre millecinquecento quadri e altre
opere d'arte, tra cui anche opere di Pablo Picasso e Henri Matisse, ritrovate
in una casa di Monaco di Baviera. Dall’altra la vendita su eBay dei vestiti indossati dai deportati nei campi di concentramento nazisti. La prima una buona
notizia per tutti, che potremmo rivedere capolavori che si credevano distrutti,
salvi grazie all’avidità dei gerarchi nazisti. La seconda invece è il triste
specchio di una società dove tutto è trasformabile in denaro. Il sito ha
cancellato l’annuncio, ma l’aria che si respira in questa società è veramente
tossica.
sabato 2 marzo 2013
1632. In Egitto pensano di “affittare” piramidi e sfingi
Secondo
Al Arabiya l'Egitto potrebbe presto se non “svendere” quanto meno “dare in
concessione” le sue meraviglie archeologiche a investitori stranieri. Privatizzare
pro-tempore piramidi e Sfinge porterebbe nelle casse egiziane 200 miliardi di
dollari, una cifra che estinguerebbe il debito del Paese. Già Tremonti aveva
pensato di vendere la Sardegna, magari adesso penseranno a noleggiare agli
emiri e ricconi vari monumenti, valli, spiagge e piste da sci!
sabato 24 marzo 2012
764. Il Louvre in cima alla classifica
Si
prova un po’ di tristezza quando si legge una delle tante classifiche, che ogni
tanto appaiono sulle riviste specializzate e che ci ricordano che siamo la Nazione
con un patrimonio storico inconmensurabile, ma che i nostri musei sono vuoti
rispetto ai primi in graduatoria.
Il
Louvre ha avuto quasi 8,9 milioni di visitatori mentre gli Uffizi, primo museo
italiano al 19esimo posto in classifica, ha incontrato il gradimento di appena
1,7 milioni di visitatori.
Nei
primi dieci posti tre sono nella capitale francese e tre in quella inglese e si
trovano anche New York, Washington, Taipei e Seul.
Come
fa un paese come il nostro a non trasformare questa immensa ricchezza in denaro
e uscire dalla crisi? Finiremo “comprati” dai cinesi che trasformeranno il
Belpaese in un immenso e unico parco a tema, così finalmente non avremmo più
problemi di lavoro, pensioni e debito pubblico.
venerdì 4 novembre 2011
379. Magritte Golconda
In
questo periodo di frastuono, spaesamento, ansia per il futuro e incertezza mi è
venuto in mente questo dipinto del 1953, del surrealista René Magritte dal
titolo evocativo, come d’altronde la tela.
Con
lo sfondo diviso in due dai tetti di un paese e il cielo, sfilano, scendono o
si innalzano degli uomini in completo scuro e bombetta. Una immagine che
richiama l’omologazione, l’inutilità o forse l’unicità di ognuno di noi benché identico
agli altri. Temi che il pittore ha sviluppato nella sua lunga produzione dove
quello che vedi non è quello che vedi. Il titolo è il nome di un’antica città
indiana molto ricca, famosa per la lavorazione dei diamanti, e distrutta dopo
la conquista da parte di un sultano.
mercoledì 16 febbraio 2011
40. Marc Chagall

L’ho incontrato ormai una decina di anni fa in una bella esposizione a Lugano e di lui mi avevano colpito il colore e la positività che esprimevano le tele. È stato pittore russo nato nel 1887, poi naturalizzato francese e morto in Provenza nel 1985, che attinge a piene mani nella sua iconografia alla vita dei campi della terra natia. A questi temi si affiancano le origine ebraiche, che lo portano negli anni sessanta e settanta, anche ad occuparsi di progetti su larga scala su aree pubbliche e importanti edifici religiosi e civili. Le sue opera attraversano alcuni importanti filoni stilistici del novecento come le avanguardie parigine, il cubismo e il fauvismo. Attraverso le molte opere, tra cui alcune grandi vetrate, il pittore riesce a comunicare felicità e ottimismo, utilizzando anche elementi surreali come capre che suonano il violino, attingendo anche ad una visione onirica del proprio passato e delle emozioni che lo attraversavano.
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