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martedì 14 luglio 2015

3249. La Cina e la questione tibetana


La morte di Tenzin Delek Rinpoche, 65 anni, condannato prima a morte e poi a vent’anni, con l’accusa di reati di terrorismo e istigazione al separatismo, segue di poche ore una delle operazioni più repressive condotte da Pechino negli ultimi anni. Nei giorni scorsi più di cento tra avvocati e attivisti sono stati fermati e interrogati dalle autorità cinesi.

domenica 8 febbraio 2015

2937. La capitale spirituale del buddhismo Lhasa è anche uno dei più grandi mercati illegali di parti di tigri


La culla del pensiero buddista, che tra le altre cose tiene in alta considerazione il rapporto con gli animali e prescrive che bisogna cercare di fare il minimo danno possibile a tutti gli esseri viventi, vive un mondo parallelo fatto di sangue, violenza e denaro.
Nella piazza di Barkhor, il cuore della più famosa città tibetana, meta di ogni turista con centinaia di bancarelle che offrono tappeti, costumi tradizionali e testi buddhisti la compravendita di tigri procede indisturbata. 

mercoledì 20 novembre 2013

2143. Dalla Spagna ordine di arresto internazionale per Jiang Zemin e Li Peng per il genocidio in Tibet



L’Audiencia Nacional di Madrid ha spiccato ordini di arresto internazionali verso l’ex presidente cinese Jiang Zemin, l’ex premier Li Peng e altri 5 dirigenti cinesi per la presunta partecipazione nel genocidio contro il popolo tibetano. Che questo provvedimento raggiunga questi personaggi e che effettivamente vengano condannati personalmente lo trovo poco probabile. Ma è interessante che un paese scelga di mettersi un po’ di traverso nelle faccende che la Cina crede di non dover giustificare alle altre nazioni. Un po’ di coraggio non guasterebbe anche alla Germania, ma non credo che succederà mai, visti i loro elevati interessi economici con la superpotenza orientale.

sabato 12 ottobre 2013

2083. Quattro tibetani uccisi perchè non volevano issare la bandiera cinese



Se gli italiani avessero un decino dell’amore e del rispetto che provano i tibetani per la loro perduta patria e lottassero per qualcosa che non fosse solo la loro pagnotta, vivremmo quasi in un paradiso. Ma non siamo come loro e neanche ce lo sogniamo. Non troveremmo mai il coraggio di farci uccidere perchè non accettiamo l’invasione, nè tantomeno ci autoimmoleremo per ricordare al mondo che esistiamo. Certo non sono tutti i tibetani a comportarsi così, ma quei pochi sono semplicemente delle persone che credono che ci sia altro oltre al proprio interesse. 

giovedì 27 giugno 2013

1886. Dicono che dovremmo essere grati

È il titolo di un rapporto pubblicato da Human Rights Watch sulla situazione tibetana. Più di due milioni di tibetani sono stati spostati contro la loro volontà verso nuove case di cemento. Centinaia di migliaia di nomadi tolti dalle praterie, e persuasi a vivere in casette a schiera lungo nuove strade asfaltate, dove abitano anche quadri di Partito, preposti a controllare che non nascano nuove insurrezioni anti-cinesi. Della serie: tieniti i nemici più vicino degli amici.

venerdì 28 dicembre 2012

1491. I Cinesi requisiscono le TV ai Tibetani



Devono aver capito, con un po’ di ritardo, l’enorme potenziale della televisione come veicolo informativo. Obiettivo della confisca di migliaia di televisori in diversi dormitori dei monasteri nella regione tibetana dello Huangnan e lo smantellamento delle apparecchiature di trasmissione satellitare, è il contenimento delle auto immolazioni. Le trasmissioni anti-cinesi riempivano i palinsesti delle trasmissioni, secondo loro, per cui l’oscuramento porterà alla fine delle proteste. Spero che ai tibetani non manchi la fantasia nel trovare altre forme di comunicazione. Esiste sempre il codice Morse. Ops.. forse facevo meglio a non suggerirlo ai cinesi!

martedì 27 novembre 2012

1427. Pugno di ferro contro chi si immola



Non è tollerabile che un grande paese come la Cina venga messo in discussione dai tibetani. Una “loro” provincia non può ribellarsi e nemmeno ricordare di essere stati invasi e colonizzati. La protesta è del tutto inutile, ma per meglio spiegare il concetto, le autorità occupanti hanno stabilito punizioni sempre più severe per i familiari di chi si autoimmola in Tibet, e perfino per gli interi villaggi da cui provengono coloro che scelgono di darsi fuoco come protesta contro il controllo cinese.
Realpolitick e l’Europa ben zitta, che se no ci comprano!

domenica 28 ottobre 2012

1372. Le immolazioni per un Tibet libero



Ha raggiunto il culmine dell’attenzione mediatica durante le olimpiadi cinesi, ma ormai sono in pochi a ricordarsi che il Tibet è stato occupato da ormai troppo tempo e che non si tornerà indietro. La lenta ma costante colonizzazione cinese ha ormai raggiunto dei livelli per cui il popolo tibetano ormai esiste più nei paesi che li ospitano che nel loro paese d’origine. Molti però non smettono di lottare e lo fanno con una modalità altamente spettacolare e cruenta. Secondo le informazioni, due cugini, Tsepo di 20 anni e Tenzin di 25, si sono immolati giovedì scorso, ma la notizia è stata data solo ieri sera, davanti ad una scuola nella contea di Driru (Biru in cinese), nella prefettura di Nagchu (Naqu per i cinesi), nella provincia autonoma tibetana. I due si sono dati fuoco inneggiando alla libertà nel Tibet, all’allontanamento dei cinesi e al ritorno del Dalai Lama.
Sono stati 7 nell’ultima settimana, 62 dal 2009. La mia personale solidarietà a un popolo che soffre.