La morte
di Tenzin Delek Rinpoche, 65 anni, condannato prima a morte e poi a
vent’anni, con l’accusa di reati di terrorismo e istigazione al
separatismo, segue di poche ore una delle operazioni più repressive
condotte da Pechino negli ultimi anni. Nei giorni scorsi più di
cento tra avvocati e attivisti sono stati fermati e interrogati dalle
autorità cinesi.
Il covo è un luogo immaginario, una locanda dove Jack propone ai suoi amici e ai suoi avventori la birra che produce. Un luogo di incontro e confronto davanti ad una buona birra artigianale (fino a qualche anno fa).
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martedì 14 luglio 2015
domenica 8 febbraio 2015
2937. La capitale spirituale del buddhismo Lhasa è anche uno dei più grandi mercati illegali di parti di tigri
La
culla del pensiero buddista, che tra le altre cose tiene in alta
considerazione il rapporto con gli animali e prescrive che bisogna
cercare di fare il minimo danno possibile a tutti gli esseri viventi,
vive un mondo parallelo fatto di sangue, violenza e denaro.
Nella
piazza di Barkhor, il cuore della più famosa città tibetana, meta
di ogni turista con centinaia di bancarelle che offrono tappeti,
costumi tradizionali e testi buddhisti la compravendita di tigri
procede indisturbata.
mercoledì 20 novembre 2013
2143. Dalla Spagna ordine di arresto internazionale per Jiang Zemin e Li Peng per il genocidio in Tibet
L’Audiencia
Nacional di Madrid ha spiccato ordini di arresto internazionali verso l’ex
presidente cinese Jiang Zemin, l’ex premier Li Peng e altri 5 dirigenti cinesi
per la presunta partecipazione nel genocidio contro il popolo tibetano. Che
questo provvedimento raggiunga questi personaggi e che effettivamente vengano
condannati personalmente lo trovo poco probabile. Ma è interessante che un
paese scelga di mettersi un po’ di traverso nelle faccende che la Cina crede di
non dover giustificare alle altre nazioni. Un po’ di coraggio non guasterebbe
anche alla Germania, ma non credo che succederà mai, visti i loro elevati interessi
economici con la superpotenza orientale.
sabato 12 ottobre 2013
2083. Quattro tibetani uccisi perchè non volevano issare la bandiera cinese

Se
gli italiani avessero un decino dell’amore e del rispetto che provano i
tibetani per la loro perduta patria e lottassero per qualcosa che non fosse
solo la loro pagnotta, vivremmo quasi in un paradiso. Ma non siamo come loro e
neanche ce lo sogniamo. Non troveremmo mai il coraggio di farci uccidere perchè
non accettiamo l’invasione, nè tantomeno ci autoimmoleremo per ricordare al
mondo che esistiamo. Certo non sono tutti i tibetani a comportarsi così, ma
quei pochi sono semplicemente delle persone che credono che ci sia altro oltre
al proprio interesse.
giovedì 27 giugno 2013
1886. Dicono che dovremmo essere grati
È il
titolo di un rapporto pubblicato da Human Rights Watch sulla situazione
tibetana. Più di due milioni di tibetani sono stati spostati contro la loro
volontà verso nuove case di cemento. Centinaia di migliaia di nomadi tolti
dalle praterie, e persuasi a vivere in casette a schiera lungo nuove strade
asfaltate, dove abitano anche quadri di Partito, preposti a controllare che non
nascano nuove insurrezioni anti-cinesi. Della serie: tieniti i nemici più
vicino degli amici.venerdì 28 dicembre 2012
1491. I Cinesi requisiscono le TV ai Tibetani
Devono
aver capito, con un po’ di ritardo, l’enorme potenziale della televisione come
veicolo informativo. Obiettivo della confisca di migliaia di televisori in
diversi dormitori dei monasteri nella regione tibetana dello Huangnan e lo
smantellamento delle apparecchiature di trasmissione satellitare, è il
contenimento delle auto immolazioni. Le trasmissioni anti-cinesi riempivano i
palinsesti delle trasmissioni, secondo loro, per cui l’oscuramento porterà alla
fine delle proteste. Spero che ai tibetani non manchi la fantasia nel trovare
altre forme di comunicazione. Esiste sempre il codice Morse. Ops.. forse facevo
meglio a non suggerirlo ai cinesi!
martedì 27 novembre 2012
1427. Pugno di ferro contro chi si immola
Non
è tollerabile che un grande paese come la Cina venga messo in discussione dai
tibetani. Una “loro” provincia non può ribellarsi e nemmeno ricordare di essere
stati invasi e colonizzati. La protesta è del tutto inutile, ma per meglio
spiegare il concetto, le autorità occupanti hanno stabilito punizioni sempre
più severe per i familiari di chi si autoimmola in Tibet, e perfino per gli
interi villaggi da cui provengono coloro che scelgono di darsi fuoco come
protesta contro il controllo cinese.
Realpolitick
e l’Europa ben zitta, che se no ci comprano!
domenica 28 ottobre 2012
1372. Le immolazioni per un Tibet libero
Ha
raggiunto il culmine dell’attenzione mediatica durante le olimpiadi cinesi, ma
ormai sono in pochi a ricordarsi che il Tibet è stato occupato da ormai troppo
tempo e che non si tornerà indietro. La lenta ma costante colonizzazione cinese
ha ormai raggiunto dei livelli per cui il popolo tibetano ormai esiste più nei
paesi che li ospitano che nel loro paese d’origine. Molti però non smettono di
lottare e lo fanno con una modalità altamente spettacolare e cruenta. Secondo
le informazioni, due cugini, Tsepo di 20 anni e Tenzin di 25, si sono immolati
giovedì scorso, ma la notizia è stata data solo ieri sera, davanti ad una
scuola nella contea di Driru (Biru in cinese), nella prefettura di Nagchu (Naqu
per i cinesi), nella provincia autonoma tibetana. I due si sono dati fuoco
inneggiando alla libertà nel Tibet, all’allontanamento dei cinesi e al ritorno
del Dalai Lama.
Sono
stati 7 nell’ultima settimana, 62 dal 2009. La mia personale solidarietà a un
popolo che soffre.
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