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giovedì 5 febbraio 2015

2922. Gli accordi ultramegasegreti sulla salute targati TISA


Una nuova proposta del segretissimo Accordo per il commercio dei servizi (Trade in Services Agreement), TISA, prevede la delocalizzazione dei servizi sanitari su scala globale, in un mercato potenziale da 6 trilioni di dollari.
In sostanza si prospetta l'apertura totale delle frontiere al mercato della sanità, per facilitare la mobilità dei pazienti tra paesi diversi, una sorta di "turismo della cura". Gli osservatori critici dicono che questo finirebbe per alzare i costi nei paesi in via di sviluppo e abbassare la qualità dei servizi in quelli industrializzati, a beneficio delle compagnie assicurative per i premi maggiorati.
In pratica, come sempre, i ricchi si cureranno meglio e i poveri moriranno meglio. Che dire niente di nuovo sotto il sole!

sabato 27 dicembre 2014

2773. Si vive per consumare o si consuma per vivere?


C'erano gli anni '90 con i suoi simboli: Blockbuster, McDonald’s e Ikea. Modi di trascorrere il tempo libero, di mangiare e di arredare che hanno cambiato non solo una generazione. Nel frattempo qualcuno è diventato miliardario.

venerdì 19 dicembre 2014

2736. I 10 padroni del cibo



Pensiamo di comprare marche e prodotti di tante aziende, ma spesso sono in mano a poche aziende multinazionali, che ne controllano centinaia e fatturano 450 miliardi di dollari con 7mila miliardi di capitalizzazione, l’equivalente della somma del pil dei paesi più poveri della Terra. La Nestlé è di gran lunga la più grande con 90,3 miliardi. Non proprio a giro di ruota la Pepsicola con 66,5 miliardi. Nonostante il suo valore iconico la Coca Cola è ben distaccata dalla storica rivale ed è ferma a 44 miliardi di fatturato, scavalcata da Unilever con 60 e Mondelez, con 55. A fondo classifica la Kellogg’s con 13 miliardi di dollari di ricavi annui.
Per approfondire 

2733. I cinesi ammazzano i cani ed usano la loro pelle per guanti, cinture, colletti e altri accessori


Non ce l'ho con i cinesi, loro fanno il loro mestiere: produrre spendendo pochissimo per i ricchi mercati europei e statunitensi. In parte li capisco, ma è mai possibile arrivare dove documenta la Peta? Sembrerebbe proprio di sì e il mondo oggi mi sembra peggiore del solito.

martedì 16 dicembre 2014

2720. Back-shoring in Italy




Un tempo tutti gli imprenditori fuggivano dall'Italia, in cerca di manodopera a basso costo. Ora non che la dinamica faccia ormai parte di un lontano e triste passato, però esistono timidissimi segnali di un'inversione di tendenza. Nel lungo articolo l'esperienza di 6 aziende.

venerdì 5 dicembre 2014

2688. TTIP?


C'è almeno un milione di europei che è decisamente contrario al trattato di libero scambio dell'Europa con gli Usa e il Canada, il Transatlantic Trade and Investment Partnership (Ttip).
Nelle ambizioni dei negoziatori dovrebbe essere qualcosa di molto più ampio di un accordo commerciale. Esso prevede tre campi di intesa tra europei e americani: la liberalizzazione dell'accesso ai mercati, con l'abolizione delle tariffe doganali; la convergenza dei regolamenti, in base al principio che un prodotto autorizzato in Europa può essere venduto negli Usa e viceversa, senza ulteriori trafile burocratiche; la definizione di nuove regole commerciali per abolire le barriere non doganali e garantire, per esempio, la tutela dei marchi di origine anche al di là dell'Atlantico.
I nemici del Trattato sostengono che gli europei saranno invasi da carne agli ormoni o comunque trattata con antibiotici, di polli sterilizzati con la varechina, di grano e verdure OGM. E che in generale l'Europa subirà la concorrenza sleale dell'industria agroalimentare americana che si avvantaggia di una legislazione meno severa di quella europea. Quali saranno le conseguenze di questa operazione? Lo sapremo solo quando il danno, se ci sarà, ci esploderà ahimè in faccia. Sento comunque che gli europei se la prenderanno in un piede, così come la crisi finanziaria iniziata negli USA che però ha fatto collassare alcune economie europee. 

domenica 16 novembre 2014

2631. Ma a prescindere da quanto parli, con questa società io sono in conflitto


Il 30 settembre 2014, a soli 24 anni, Xu Lizhi si è suicidato. Oltre a lavorare in fabbrica anche per 12 ore di fila , Lizhi era un regolare collaboratore della rivista interna alla Foxconn di Shenzhen, una metropoli della Cina meridionale da 15 milioni di abitanti. Scriveva saggi, poesie e recensioni. I suoi versi, semplici e cupi, hanno trovato un pubblico più ampio solo dopo la sua morte. Sono stati i suoi colleghi a raccoglierli e a farli pubblicare sul quotidiano di Shenzhen, in una sorta di rivincita sulla vita. Ognuno di noi prova, in fondo, a diventare immortale o almeno lo spera. Con le parole alcuni ci riescono. Il mio augurio è che anche Xu Lizh lo diventi.


Il foglio davanti ai miei occhi si ingiallisce

Con una penna di ferro lo incido di nero tremulo

È il lessico dell’operaio

Fabbrica, catena di montaggio, altoparlante, cartellino, straordinari, salario…

Sono stato addestrato

Non so urlare né ribellarmi

Non so denunciare, né recriminare

Solo sopportare la stanchezza in silenzio

Quando sono entrato qui dentro

Volevo solo una grigia busta paga il dieci di ogni mese

Che mi regalasse una consolazione tardiva

Per questo dovevo smussare i miei angoli e moderare le mie parole

Rifiutare permessi, malattie o ferie

Rifiutare di arrivare in ritardo o di andare via prima

In piedi in catena di montaggio come [fossi fatto di] ferro

Le due mani [che si muovono] come [fossero] ali

Quanti giorni? Quante notti?

È stato così che ho cominciato a dormire in piedi

Xu Lizhi, 20 agosto 2011



domenica 3 agosto 2014

2431. Made in Ethiopia


Gli italiani di un tempo se la ricorderanno piuttosto bene, così come i nostalgici dell'Impero. Ma se per gli italiani l'avventura etiope non è stata proprio una grande impresa, ci stanno pensando i cinesi a conquistarla senza sparare un solo proiettile, ma a suon di denaro, lavoro e la costruzione di grandi capannoni.
Il Bangladesh rimane il paese con la più grande produzione di magliette sul mercato mondiale, ma gli stessi produttori d’Oriente stanno venendo a investire qui, perché la manodopera costa pochissimo e il Governo incentiva il loro arrivo. Inoltre le grandi marche preferiscono, dopo il disastro del Rana Plaza a Dacca, allontanarsi dal paese bengalese in cerca di paesi dove rifarsi una verginità e riempirsi le tasche. Quando poi saranno stanchi dei bassi profitti, toccherà a un altro paese, finché inizieranno a pensare a produrre su Marte, quando entreremo in contatto con i marziani.

mercoledì 4 giugno 2014

2359. I Muri fuori e dentro di noi


25 anni fa cadeva il Muro di Berlino, ma la lezione sembra proprio non essere stata granché metabolizzata, anzi capita proprio il contrario. Intorno a Suez ne verrà costruito di 320 chilometri per proteggere dal terrorismo il Canale, mentre in giro per il mondo prosperano le barriere tra popoli. Un prosperare di barriere di separazione tra il benessere e il malessere, tra la povertà certa e la ricchezza sperata. E mentre siamo immersi nella globalizzazione dei prodotti, determinate persone è molto meglio che stiano a casa loro. Ahimè non siamo proprio molto cambiati.

sabato 10 maggio 2014

2340. Lavoratori dei fast food di tutto il mondo unitevi!

A suonare la carica sono i dipendenti dei vari McDonald’s, Burger King, Wendy,s’, Kfc degli Usa, che giovedì incroceranno le braccia in 150 città di tutto il Paese, da Oakland a Miami. Rivendicano l’aumento del salario orario minimo da 7,25 a 15 dollari, e il diritto ad organizzarsi sindacalmente, ovvero di aderire alle «Union», senza subire ritorsioni dai parte dei datori di lavoro.
L'onda è partita da lontano, nel 2012, ma senza dubbio il terreno è molto fertile e già si parla di uno sciopero mondiale. Nelle Filippine e in Corea del Sud ci saranno «flash mob» all’interno di alcuni McDonald’s, così come in Marocco e in Malawi. Ad Auckland, in Nuova Zelanda, ci saranno dibattiti-fiume tenuti dagli stessi lavoratori dinanzi al quartier generale di McDonald’s. In Argentina e Brasile domineranno volantinaggi e dimostrazioni, mentre in Europa la mobilitazione riguarda cinque Paesi, tra cui l’Italia (paga minima è di 7,8 euro lordi al netto dei costi sanitari) con scioperi a Venezia, Milano e Roma e una mobilitazione sulla riviera romagnola.  

La notizia

mercoledì 11 settembre 2013

2033. I morti sul lavoro in Bangladesh non valgono nulla per Benetton e Piazza Italia

Le due imprese italiane non hanno risposto all’invito di partecipare a un incontro a Ginevra per parlare dei risarcimenti alle famiglie delle vittime del crollo del complesso manifatturiero del Rana Plaza di Dacca. In quella brutta occasione morirono oltre mille persone, ma da subito Benetton smentì la sua presenza. Meglio hanno fatto aziende come la britannica Primark, la francese Camaieu, la tedesca Kik Textilien e la canadese Loblaw, che hanno partecipato all’incontro. Quanto è facile scendere in piazza per i morti italiani, vedasi Thyssen e chiedere rimborsi milionari, e quanto poco ci importa se le persone muoiono per permetterci di indossare dei bei vestiti. 

mercoledì 3 luglio 2013

1898. La Cina si “magna” la Grecia

È stato firmato un memorandum di cooperazione tra il governo cinese e quello greco, una svendita a prezzo di saldo di importanti infrastrutture economiche e turistiche. L’accordo prevede l’installazione di piattaforme petrolifere costruite dai cinesi al Pireo, un mega porto turistico a Perama e la partecipazione alla privatizzazione della società dei treni greci Trainose. Dal punto di vista del turismo la costruzione di isole artificiali sul modello Dubai nel golfo di Saronico e di resort a cinque stelle fino a Capo Sounio, con il conseguente sfruttamento full del turismo in chiave mondiale e destagionalizzato. Una volta era l’Europa che andava a visitare la Cina, ora avverrà il contrario. Che sia anche il destino dell’Italia? Magari potremmo iniziare con vendere Pompei ai cinesi, di certo non farebbero cadere neanche un muro.

venerdì 7 giugno 2013

1831. Il Klondike ghanese e i cinesi



In Africa avviene ormai da alcuni anni una lenta penetrazione di aziende
cinesi, che acquistano terreni per le importanti materie prime celate nel sottosuolo. L’oro è una di queste e il Ghana è il secondo produttore del continente africano. Qui ci sono dai 30 ai 50mila cinesi, arrivati in maniera non sempre legale, che lavorano per arricchirsi scavando nelle miniere, ma sembra anche che non si comportino proprio come dei gentiluomini. Alcuni reduci cinesi dalla corsa all’oro raccontano una storia dove i lavoratori africani vengono trattati come schiavi, vengono pagano pochissimo e nelle miniere il rancio è peggiore di quello dei cani. Molti villaggi dell’Ashanti, regione centrale del Ghana, sarebbero stati assaltati, le donne violentate e le case bruciate.

martedì 4 giugno 2013

1823. Non ci sono complotti, nè gruppi segreti!



A leggere degli incontri, fino a oggi segreti, che si svolgono da 61 anni del
gruppo Bilderberg non si può evitare di pensare a cospirazioni e a governi ombra. Chi la pensa così spesso viene tacciato di paranoia da guerra fredda, ma è in parte impossibile pensare che non possa esistere una sorta di accordo tra chi detiene il potere economico e tra chi detiene quello politico.
Si tratta di un'associazione che riunisce, una volta all'anno, i potenti della terra provenienti dagli ambienti della politica e della finanza che discutono, ma non adottano risoluzioni nè votano alcun provvedimento almeno ufficialmente e che prende il nome dell'albergo dove si riunirono per la prima volta in Olanda nel 1954. Da quest’anno ci sarà un ufficio stampa, ma non credo che le veline riporteranno esattamente quello che sarà condiviso. Tra i 138 partecipanti ci saranno gli amministratori delegati di Siemens, Alcoa, Amazon, Michelin, Shell, Heineken, Ab, e personalità di spicco di Deutsche Bank, Barclays, Goldman Sachs, Novartis e Google, oltre a Christine Lagarde, che dirige il fondo monetario internazionale, l'ex numero uno della Cia, David Petraeus, e ministri di Turchia, Svezia, Danimarca, Belgio, Norvegia, Spagna, Polonia, Olanda e Finlandia. Otto gli italiani presenti: Franco Bernabè (Telecom) membro anche del Consiglio direttivo, Lilli Gruber (giornalista), Mario Monti (ex presidente del consiglio, ministro e commissario europeo), Enrico Tommaso Cucchiani (Intesa Sanpaolo), Gianfelice Rocca (Techint), Alberto Nagel (Mediobanca) ed Emanuele Ottolenghi (scrittore e accademico).

mercoledì 6 marzo 2013

1642. Il cibo Ikea fa un po’ schifo



Dopo le polpette, anche le belle tortine al cioccolato sono contaminate, questa volta da batteri coliformi, presenti negli escrementi degli animali e degli esseri umani. A scoprirlo sono stati i cinesi, un po’ stufi di ingurgitare qualsiasi cosa proveniente dal mondo globalizzato. Non solo le tortine svedesi, ma anche formaggio cremoso Kraft e barrette al cioccolato targate Nestlé. Complimenti e poi si chiedono come mai ci si ammali tanto! Non saranno d’accordo con BigPharma? Mai sottovalutare i complotti globali.

1640. L’isola di Pasqua diventerà un enorme resort di lusso



C’è sempre bisogno di posti esclusivi, riservati alle troppe élite che abitano questo mondo. Dopo le isole della Grecia in svendita, anche le lontane isole che appartengono al Cile sembrano destinate a trasformarsi e soprattutto a cementificarsi per i “soliti ricchi globali”. Se in Grecia nessuno si oppone, gli abitanti dell’isola cilena hanno iniziato a far sentire la loro voce come Lorenzo Tepano, pescatore che vive con moglie e figli in una casetta di legno nel bel mezzo del parco nazionale e non se ne vuole andare. La terra su cui vive è sua e dei suoi antenati e nessuno ha il diritto di sgomberarlo. Così l’intera comunità Rapa Nui chiede di rivedere il progetto del governo cileno e, se ciò non dovesse accadere, punta ad avere l'indipendenza o, in alternativa, di essere annessa alla Polinesia.