Mine
anticarro. Mine antiuomo. Quelle a pressione esplodono quando vengono
calpestate: lo scoppio dilania il piede e parte della gamba, ma se la
carica è molto elevata può provocare danni anche al di sopra del
ginocchio, alle natiche, ai genitali, e generare fratture ossee
multiple ed esposte. Le mine “a frammentazione”, invece, uccidono
all’istante chi le calpesta e provocano ferite su tutto il corpo a
chi si trova vicino all’esplosione. «Le più difficili da scovare
sono quelle cinesi, perché hanno basso contenuto di metallo. In
questa zona ci sono 18 tipi di mine. E dieci sono italiane». VS 50 ,
TS 50, VAR 40. «Ma la più terribile è la V 69, la Valmara». A
guardarla lì sdraiata nell’erba pare un giocattolo, un barattolo
con le antenne. La leggenda narra che sia stata chiamata così in
“onore” di una donna che voleva vendicarsi di una rivale. «Non
so se sia vero ma sicuramente è più pericolosa di uno scorpione o
di un serpente». Tradotto, la Valmara è una delle mine più diffuse
al mondo che colpisce fino a 50 metri di distanza. «È made in
Italy, made to kill».
Il covo è un luogo immaginario, una locanda dove Jack propone ai suoi amici e ai suoi avventori la birra che produce. Un luogo di incontro e confronto davanti ad una buona birra artigianale (fino a qualche anno fa).
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mercoledì 24 luglio 2019
giovedì 16 febbraio 2017
3974. Andiamo a bombardare!
Il Libro
Bianco per la sicurezza internazionale e la difesa sancisce, secondo
questo articolo, almeno la riscrittura dell'articolo 52 e 11 della
Costituzione. In pratica la Difesa potrà intervenire laddove gli
interessi vitali del Paese saranno minacciati, così come sarà
garantito il contributo alla difesa collettiva dell’Alleanza
Atlantica e al mantenimento della stabilità nelle aree incidenti sul
Mare Mediterraneo. Potrà inoltre impegnarsi nella gestione delle
crisi al di fuori delle aree di prioritario intervento, al fine di
garantire la pace e la legalità internazionale, così come occuparsi
della salvaguardia delle libere istituzioni nostrane, con compiti
specifici in casi di straordinaria necessità ed urgenza. Che belle
prospettive ci attendono (sic!).martedì 1 dicembre 2015
3476. L'ottimo affare di privatizzare le guerre
martedì 26 maggio 2015
3142. Palmira, l'Isis e la scomparsa degli ibis eremiti
In
una guerra gli umani pensano a salvarsi la pelle e di certo non si
interessano a quattro pennuti, per quanto siano rari. Anzi
probabilmente saranno finiti arrosto e poco importa se al mondo ne
rimangono 500. Dispiace che nelle mani e nella menti delle persone ci
sia tanta capacità distruttiva.
mercoledì 20 maggio 2015
3120. L'Italia continua a ripudiare la guerra, ma non a casa degli altri
L’Italia
fornirà d’urgenza all’Egitto pezzi di ricambio per i suoi caccia
F-16 impiegati negli attacchi aerei in Yemen e Libia. L’annuncio
l’ha dato di sfuggita il ministro della Difesa Roberta Pinotti
giovedì scorso, al termine dell’audizione sul Libro Bianco di
fronte alle commissioni parlamentari riunite Esteri e Difesa, quando
i parlamentari stavano ormai lasciando la sala e solo in pochi ci
hanno fatto caso. Tra questi, alcuni esponenti di Cinquestelle, Sel e
Alternativa Libera che hanno subito presentato un’interrogazione
congiunta per avere chiarimenti.
venerdì 30 gennaio 2015
2903. Confermato ergastolo a due alti ufficiali delle milizie serbe per il genocidio di Srebrenica
Le
uccisioni di massa non sono state prerogative dei nazisti, ma sono
sempre dietro l'angolo, quando è in atto una guerra, anche nella
civilissima Europa. Con il verdetto della Corte dell'Aja, dopo il
giudizio storico, arriva anche quello penale nel definire un crimine
contro l'umanità l'uccisione di circa 8000 musulmani bosniaci,
uomini, donne e ragazzi, compiuta nel giro di pochi giorni da unità
dell'esercito serbo, nel luglio del 1995.mercoledì 7 gennaio 2015
2809. Charlie Hebdo
Quello
che è successo a Parigi rappresenta un fatto enorme, perché non si
può essere uccisi per aver espresso un opinione, almeno in Europa.
Seppur forti, feroci e cattive, le vignette e la satira rappresentano
quanto un paese sia considerato, almeno dal sottoscritto, vivibile.
Non uso civile apposta, perché non sono interessato ad alimentare
polemiche con il mondo arabo. Ognuno ha le proprie responsabilità in
questa guerra che dura da ormai un millennio, ma se a rimetterci la
vita sono dei disegnatori, allora la gravità della situazione appare
fuori misura.
martedì 25 febbraio 2014
2261. Di come gli USA diminuiscono le spese militari e dei contractors
L'esercito
americano torna ai livelli degli anni '30 per numero di militari.
Ormai
la guerra la fanno più i droni che i marines, e per assicurare
un futuro imperialista all'unica superpotenza rimasta, almeno sulla
carta, è necessario qualche taglio e l'aumento dell'uso della
tecnologia, con i famigerati F-35, of course.
Intanto
i contractors, soldati di società private impiegati nei conflitti,
non si comportano proprio in maniera corretta. Magari gli Stati Uniti
pensano di usarli in altri scenari bellici; l'importante è che i
militari Stelle e Strisce ne escano sempre puliti.
giovedì 16 gennaio 2014
2205. La Banca Centrale svizzera e le mine antiuomo
Il
quotidiano Tages Anzeiger di Zurigo, dopo aver spulciato i
dati della Sec statunitense, ha scoperto che l'istituto elvetico di
emissione ha investito 690 milioni di dollari in azioni di fabbriche
di armamenti, come Locked Martin, Alliant Techsystems e Babook &
Wilcox, specializzate nella costruzione di bombe atomiche ma anche
della Textron, che produce bombe a grappolo e mine anti-uomo. Loro
sono neutrali, ma le guerre rimangono comunque un bel business.domenica 17 novembre 2013
2138. I soldati che trafficano eroina
L’Afghanistan
è tornato a essere il maggior produttore di eroina del mondo. È aumentata la
coltivazione di oppio nelle regioni sotto il controllo della guerriglia
talebana, ma anche nella provincia di Kabul sotto diretto controllo del governo
centrale, dove la produzione è aumentata del 148percento. Che tutto ciò avvenga
con la complicità passiva o attiva delle truppe Nato sembrerebbe scontato, ma i
Governi fanno di tutto per negare. In prima fila quello italiano, ma anche
quello canadese e inglese si comportano nel migliore dei modi: negando l’evidenza.
Anche quando sotto i riflettori finisce la prima donna parà d’Italia, eroina
nazionale che diventa eroinomane in caserma, viene infine arrestata e che in
carcere denuncia il giro di droga tra i soldati reduci dell’Afghanistan. Il tutto
termina con un nulla di fatto. Chissà quanti altri militari o ex sono diventati
tossicodipendenti. Lo sapremo mai?
venerdì 12 luglio 2013
1927. Fare la giornalista freelance non è proprio il massimo
Ho
letto il lungo e bello reportage di Francesca Borri, impegnata in Siria a
raccontare i diversi aspetti di un conflitto che interessa a pochi, perchè gli
editor vogliono il sangue e la morte, per il resto è meglio lasciar perdere.
La
giornalista scrive che “la gente coltiva
quest’immagine romantica del giornalista freelance che ha barattato la
sicurezza dello stipendio fisso per la libertà di seguire quelle storie che
l’affascinano di più. Ma noi non siamo affatto liberi; piuttosto, l’esatto
contrario. La verità è che l’unico lavoro che oggi mi sia capitato è quello di
trovarmi in Siria, dove non vuole andarci nessuno. E non si tratta neppure di
Aleppo, per essere precisi; è la linea del fronte. Perché gli editor in Italia
non chiedono altro che il sangue, gli scontri a fuoco. Io parlo degli Islamisti
e della loro rete di servizi sociali, le radici del loro potere – un articolo
decisamente più complesso da costruire di un racconto in prima linea. Mi arrovello
per spiegare al meglio, non solo per commuovere, per colpire chi legge, e mi
sento rispondere: “Cos’è 'sta roba? Seimila parole e non c’è nessun
morto?”
Forza
Francesca, continua a scrivere di quello che credi importante. Prima o poi
verrai ripagata per tutte le fatiche.
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lunedì 10 giugno 2013
1842. Firmato il trattato per le armi convenzionali
Da
idealista, poco pragmatico di natura almeno su certi temi, non so se
essere
contento, parzialmente contento o deluso dalla firma del Trattato
internazionale sul commercio di armi convenzionali. Si tratta del primo accordo
vincolante che regola un mercato stimato in 85 miliardi di dollari. In calce ci
sono già 67 firme, oltre un terzo dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite. Al
momento i componenti permanenti del Consiglio di sicurezza che hanno
sottoscritto il documento sono soltanto due: la Francia e la Gran Bretagna. Gli
Stati Uniti, il più grande esportatore di armi al mondo, firmeranno il
documento soltanto più avanti.
É un
compromesso che esclude alcuni tipi di armamenti e dovrebbe impedire, almeno in
teoria, il trasferimento di armi convenzionali che potrebbero essere usate per
crimini di guerra e contro l'umanità. Speriamo in bene, ma temo per l’incontenibile
avidità dei commercianti di armi, dei vari dittatori e dei troppi “rivoluzionari”.
mercoledì 5 giugno 2013
1824. L’avorio finanzia i guerriglieri congolesi
Triste
storia del massacro degli elefanti per il prezioso avorio, fonte di denaro per
alimentare l’attività dell’Esercito di Resistenza del Signore in Congo. Ora è
difficile stabilire quanto questo movimento sia dalla parte dei buoni o dei
cattivi, ma di certo è facile definire la loro strategia buona nel breve
termine, pessima nel lungo, almeno che non pensino di vincere velocemente la
loro guerra di liberazione.
Negli
anni ’70 nel parco di Garamba c’erano 20mila elefanti. Oggi si stima che ce ne
siano tra 1800 e 2500. Poveri noi.
mercoledì 17 aprile 2013
1717. I muri di Belfast
Sono
passati quindici anni dalla firma degli accordi del Venerdì santo (10 aprile
1998) che misero fine a trent’anni di troubles fra unionisti protestanti e
repubblicani cattolici, ma i “muri della pace” sono ancora tutti in piedi.
Nessuna delle barriere che dividono le due comunità è stata distrutta, anzi ne
sono sorte di nuove e qualcuna è stata anche sopraelevata, aggiungendo una rete
metallica alla costruzione in mattoni e cemento. L’associazione Belfast Interface
Project, che opera per il riavvicinamento fra cattolici e protestanti, ha
censito 99 muri, segno tangibile che la riconciliazione è ancora molto lontana
e che i cittadini si sentono più sicuri al riparo delle barriere, che da
decenni li proteggono dai lanci di sassi, bottiglie e petardi della parte
avversa. Opinione confermata da uno studio dell’università dell’Ulster: solo il
14 per cento degli abitanti dei quartieri a rischio è favorevole
all’abbattimento dei peace walls. Una storia così travagliata chissà quando
troverà pace.
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