In una
circolare inviata dal direttore del Dipartimento dell'amministrazione
penitenziaria vengono rinominati alcuni termini di uso comune
all'interno della istituzione carceraria, per adeguarsi alle regole
europee. Sarebbe proprio facile fare dell'ironia, e non la farò!
mentre i problemi che affliggono le persone e il personale sono molto
più urgenti e importanti che “cambiare” i nomi alle celle
(sic!).Il covo è un luogo immaginario, una locanda dove Jack propone ai suoi amici e ai suoi avventori la birra che produce. Un luogo di incontro e confronto davanti ad una buona birra artigianale (fino a qualche anno fa).
Visualizzazione post con etichetta carcere. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta carcere. Mostra tutti i post
venerdì 7 aprile 2017
4042. Dalla cella alla camera di pernottamento il passo è breve
In una
circolare inviata dal direttore del Dipartimento dell'amministrazione
penitenziaria vengono rinominati alcuni termini di uso comune
all'interno della istituzione carceraria, per adeguarsi alle regole
europee. Sarebbe proprio facile fare dell'ironia, e non la farò!
mentre i problemi che affliggono le persone e il personale sono molto
più urgenti e importanti che “cambiare” i nomi alle celle
(sic!).mercoledì 15 marzo 2017
4011. Nelle carceri italiane più “tossici” e narcos che altro
La ricerca
Space, lo studio sul sistema penitenziario commissionato ogni anno da
Strasburgo all’Istituto di criminologia dell’Università di
Losanna, dice che all’Italia va il record di detenuti per droga fra
i 47 Paesi membri del Consiglio d’Europa. Nel 2015 nel nostro Paese
erano addirittura un terzo del totale dei condannati in via
definitiva al carcere. I dati evidenziano anche che il 19percento dei
detenuti sconta una pena per omicidio e tentato omicidio.
martedì 24 gennaio 2017
3949. Pillole a pioggia nelle carceri italiane
Una
pioggia di pillole colorate si riversa tutti i giorni sui detenuti
italiani. Un’indagine dell’Agenzia regionale della sanità
Toscana ha coinvolto 57 strutture detentive (il 30percento di quelle
italiane), cinque regioni (Toscana, Lazio, Umbria, Veneto, Liguria) e
Asl di Salerno. Nella ricerca spicca così un dato: il 46percento dei
farmaci prescritti sono psicofarmaci. La quasi totalità di questi
appartiene al gruppo di molecole che agisce sul sistema nervoso, con
gli ansiolitici (37,8percento del totale) a fare la parte del leone.
Percentuale che sale vertiginosamente se si considera la fascia d’età
18-29 anni.
lunedì 16 gennaio 2017
3944. Uomini che uccidono e poi vanno a giocare alle slot
Quando
capitano due fatti di cronaca nera, ahimè molto simili nel giro di
qualche giorno, mi colpiscono le tristi similitudini. Infatti
entrambi gli uomini, dopo aver ucciso moglie ed amica, hanno passato
del tempo a giocare alle slot, che ti domandi come mai una persona
che ha appena tolto la vita ad un'altra e che presumibilmente finirà
in carcere, non tenti di scappare il più lontano possibile. Si
immerge nella realtà di tutti i giorni e cosa spera, di dimenticare,
di mimetizzarsi oppure di nascondere agli altri e a se stesso il
fatto, visto che tutto dopo è tornato “normale”?domenica 28 giugno 2015
3209. Qualche buona idea per ripensare il carcere
Interessante
articolo che propone un'alternativa al carcere per la stragrande
maggioranza delle persone che commettono delitti. Occorre non
costruire più nuove carceri e lasciare in strutture protette ma
civili solo chi davvero è pericoloso (il 10percento dell’attuale
popolazione carceraria) mentre gli altri possono pagare con azioni o
in denaro per le colpe commesse, come avviene in Belgio, Austria,
Svizzera, Germania, Gran Bretagna, chiamata giustizia riparativa. Non
si può pensare di mettere in libertà camorristi mafiosi,
rapinatori, stupratori e nemmeno corruttori e ladri, ma questi
possono essere controllati meglio in strutture più piccole ed
economiche. In Francia e Gran Bretagna solo il 24percento dei
condannati sconta la pena in carcere, mentre in Italia è
l’82,6percento. In Svezia, Norvegia il lavoro è parte essenziale
della pena.venerdì 9 gennaio 2015
2813. In Italia le carceri sono quasi vuote!
Facile
ironia, ma i dati diffusi dal ministero della Giustizia dicono che
nelle carceri italiane sono presenti 53.623 detenuti per 49.635 posti
effettivi. In pratica il sovraffolamento è quasi finito. Questo
soprattutto perché ci sono 15.697 detenuti che scontando la pena ai
domiciliari. Aggiungo che molti riescono a metterla nel se.....
anche alla Giustizia e non fanno neanche un minuto di galera e non
parlo dei soliti ladruncoli, extracomunitari e tossicodipendenti.mercoledì 7 gennaio 2015
2803. I selfie nelle carceri francesi
È
scoppiato un piccolo, grande scandalo, a Marsiglia dove alcuni
detenuti del carcere de Les Baumettes hanno aperto un profilo social, dove
raccontano la vita quotidiana che appare tutt'altro che da reclusi.
Ci sono i soldi, le droghe, il gioco d'azzardo e i telefoni. Mancano solo le donne, forse. C'era una volta la certezza della pena, ma forse in Francia non vale. Da noi qualche profilo attivo c'è?
mercoledì 24 dicembre 2014
2762. Camosci e girachiavi
Con
il sottotitolo: Storia del carcere in Italia 1943-2007, Christian G.
De Vito pubblica nel 2009 questo interessante libro, utile per chi
ogni tanto entra in contatto con il mondo carcerario per
professione, utile per chi vuole conoscere un po' meglio questa
realtà nascosta. Bella ricostruzione che connette molto bene clima
politico e cultura della giustizia nel nostro paese, attraversando i
tanti momenti storici italiani, come il terrorismo o la lotta alla
mafia. Un testo indispensabile per chi lavora nel sociale.
All'interno
dei singoli paesi, la mondializzazione aveva minato la sovranità
nazionale e approfondito gli squilibri sociali attraverso la
crescente precarizzazione del mercato del lavoro, la disoccupazione
strutturale e l'estensione dell'area della marginalità sociale.
Aveva altresì spinto a rispondere a quelle trasformazioni globali e
locali attraverso politiche che miravano al rafforzamento della
“sicurezza” nello stesso tempo in cui si riducevano i margini per
interventi di politica sociale e cedevano ad attori privati parti
consistenti del welfare edificato nei decenni precedenti.
I
mutamenti che attraversavano i sistemi penitenziari erano legati a
quelle trasformazioni generali. Era in corso uno spostamento dallo
Stato sociale allo Stato penale.
P.S.
I camosci sono i detenuti. I girachiavi sono gli agenti penitenziari.
martedì 23 dicembre 2014
2759. Finisce male la sperimentazione delle mense nelle carceri
Nel
2004 il Dap, Dipartimento amministrazione penitenziaria, fa partire
una sperimentazione. In dieci carceri italiane (su un totale di 205)
la gestione delle cucine viene affidata a cooperative che fanno
lavorare i detenuti che vengono appositamente formati. La
sperimentazione funziona bene e tutti sono soddisfatti. Peccato che,
secondo il Governo, i soldi siano finiti e tutti i detenuti
torneranno a fare quello che facevano prima. Nulla o quasi. C'è chi
prova a spiegare che i soldi risparmiati sono molti di più di quelli
investiti, ma non ci vogliono sentire. Che brutto segnale!
lunedì 22 dicembre 2014
2750. Le misure alternative
Mafia
capitale ha scoperchiato un mondo che molti non volevano proprio
vedere. Un mondo fatto però anche di persone oneste, inconsapevoli
di come fossero coinvolti. Un lavoratore della coop 29 giugno non è
proprio detto che fosse un mafioso come Buzzi o Carminati. Comunque
il dibattito attorno alle cooperative sociali si è un briciolo
animato, rivelando le tante, troppe contraddizioni di quel mondo
para-statale. Ora viene pizzicato anche il pianeta carcere, uno dei
luoghi di transito di molti lavoratori delle cooperative o dove molte
persone possono scontare la pena con misure alternative. É
abbastanza ovvio che accada ciò, visto che il resto del mondo vede i
carcerati come fumo negli occhi e storicamente solo le coop sociali
hanno rappresentato l'unica possibilità di reinserimento.
Nell'articolo si punta il dito sul fatto che i controlli sulle pene
alternative siano scarsi e insufficienti. Un modo simpatico per dire
che non servono?
giovedì 18 dicembre 2014
2728. La frustrazione di lavorare nel sociale
Leggo
con un grosso senso di nausea che a Milano chiuderà il primo centro
per trattamento dei reati sessuali. Qualcuno sarà contento, perché
per certi personaggi c'è solo la forca o la castrazione chimica, il
sottoscritto invece rimane sgomento dal leggere che il problema sono
i soldi. Il servizio costa 100mila euro all'anno e nei suoi otto anni
di vita l’Unità di Bollate ha ospitato circa trenta detenuti
l’anno. Un percorso che ha fatto la differenza perché dei 218 rei
sessuali presi in carico, solo sei hanno nuovamente commesso reati
sessuali. Come sempre, quando si parla di questo genere di servizi,
si guarda al costo, ma quanto invece fanno risparmiare in termini di
sofferenza per le eventuali altre vittime, questo è un conto che non
interessa a nessuno. Peccato che poi quando ci sarà, ahimè, una
nuova aggressione, tutti invocheranno e si chiederanno dove erano i
servizi. Che qualcuno ricordi ai politici di turno che sono stati
loro a farli chiudere!
BlogNews
Etichette:
attualità,
carcere,
professione educatore,
tagli sociale
mercoledì 10 dicembre 2014
2697. Le cooperative nelle carceri
La
vicenda romana ha innescato delle interessanti riflessioni sul ruolo
delle cooperazione sociale in ambito carcerario. Il dilemma nasce dal
fatto che Salvatore Buzzi spunta fuori sia nella cooperativa Formula
sociale, sia nella coop 29 giugno ed è arrestato pochi giorni fa
perché considerato il braccio destro dell’ex nar Massimo
Carminati, leader di mafia capitale. Ora si riflette sull'utilità di
uno strumento che coinvolge pochi detenuti, ma che offre una valida
opportunità per tentare il ritorno in società con una mentalità
diversa. È come voler eliminare i coltelli perché sono stati usati
per uccidere qualcuno. Il problema non è lo strumento, è come viene
utilizzato peccato che con certi personaggi spesso non si ha scampo, perchè si tratta dell'ennesima storia di sfruttamento degli ultimi.lunedì 11 novembre 2013
2128. In Svezia mancano i detenuti
Dal
2004 il calo delle presenze è sceso dell’1percento ogni anno, addirittura del
6percento dal 2011 al 2013 ormai quasi giunto alla fine. Numeri che hanno fatto
decidere di chiudere quattro delle carceri del Paese - quelle di Åby, Håja,
Båtshagen e Kristianstad - oltre a un centro di recupero, strutture che saranno
vendute o riconvertite. Un bel risparmio, ma non sono proprio note le cause di
questa moria di delinquenti. I tecnici sperano perché sono migliorati i
programmi riabilitativi e di prevenzione, ma anche la tendenza dei giudici di
assegnare pene più miti per i reati legati alla droga, in seguito ad una
decisione del 2011 della Corte suprema svedese, sembra avere un ruolo, come
anche per i reati legati a furti e crimini violenti che, dal 2004 al 2012, sono
scesi rispettivamente del 36 per cento e 12 per cento. Da noi non corriamo certo quel rischio!venerdì 11 ottobre 2013
2079. L’indulto serve o non serve?
Ogni
volta che nel nostro paese si sente parlare di indulto e grazia scoppia spesso
una grande polemica. Se poi aggiungiamo che c’è di mezzo pure il destino del
Signor B. non può che succedere l’irreparabile: metà a favore, metà contro o
già di lì. Ora una ricerca presentata dal senatore Manconi, sui documenti
dell'Amministrazione penitenziaria, dimostra che tra i 37mila che hanno goduto
del provvedimento nel 2006 solo il 34percento è tornato in carcere. Mossa
pro-legge o dati reali e inconfutabili? Mah! martedì 9 aprile 2013
1695. 3Leggi
Manca
un Governo, ma non le proposte di nuove leggi. Un importante gruppo di associazioni
propongono tre normative sul tema del carcere, delle sostanze stupefacenti e
sulla tortura.
Si
propongono nuove norme che introducono nell’ordinamento la figura del Garante
nazionale dei detenuti, la conversione della pena nel caso mancanza di posti
disponibili nelle carceri, modifica alla recidiva e ai benefici e all’accesso
alle pene alternative.
Per
quanto riguarda le sostanze stupefacenti vengono proposte delle nuove norme che
prevedono la completa depenalizzazione del consumo di sostanze, la
rimodulazione delle pene, la revisione dei fati di lieve entità e l’accesso ai
programmi di recupero per i detenuti tossicodipendenti. Infine si propone di
introdurre il reato di tortura nel Codice Penale italiano, così come previsto
dalle convenzioni internazionali sottoscritte e ratificate dal nostro paese. Saranno presenti nei prossimi giorni un po' ovunque in Italia. Anche se non ci credete, firmate, un po' di idee in Parlamento non possono fare così male.
BlogNews
Etichette:
attualità,
carcere,
Sociale,
sostanze stupefacenti
venerdì 25 maggio 2012
998. La mappa delle morti in carcere dal 2002
Veramente
interessanti, seppur nella loro umana tragicità, i numeri di data journalism
pubblicato dal Fatto.it sui decessi avvenuti negli ultimi dieci anni
nell'ambiente detentivo italiano. Il suicidio è la prima causa di morte,
seguita da malattia e dai casi “da accertare”, per cui è in corso un’indagine
giudiziaria.
Sono
morte 915 persone in spazi che dovrebbero essere dedicati alla riabilitazione e
all’ipotesi di offrire una decente alternativa al mondo della criminalità più o
meno importante. Questa ipotesi rimane però nel limbo dei buoni propositi,
forse, e si trasforma in cui la pena non viene solo scontata, viene anche
vissuta giorno dopo giorno.
Iscriviti a:
Post (Atom)





