venerdì 1 febbraio 2013

1571. Dovevano chiudere tutti gli OPG, entro oggi



Il comitato nazionale stopOPG invece ricorda che non è andata proprio così, anzi tutto è troppo uguale a prima, malgrado iniziative politiche importanti.

Comunicato del comitato StopOPG

Il termine per il completamento del processo di superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari è fissato al 1° febbraio 2013. Così prescrive la legge 9 del 2012 (comma 1 articolo 3 ter). Ma è evidente che il temine non sarà rispettato.

Abbiamo ripetutamente segnalato i ritardi nella chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, indicando come responsabili il Governo, molte Regioni e Asl; ma abbiamo parlato anche dei rischi dello stesso articolo 3 ter della Legge 9 appena citata.

Abbiamo denunciato:

    che l’attenzione di Governo e Regioni è concentrata sull’apertura delle strutture residenziali "speciali” - previste dalla legge 9 in luogo degli attuali Opg - dove eseguire la misura di sicurezza, molto simili a ospedali psichiatrici, per le caratteristiche loro assegnate da uno specifico Decreto. Abbiamo più volte detto che rischiamo di ritrovarci con numerosi piccoli manicomi regionali (i “mini OPG”).
    che i sequestri degli Ospedali Psichiatri di Giudiziari a Montelupo Fiorentino e a Barcellona di Pozzo di Gotto, disposti a dicembre 2012 dalla Commissione d’inchiesta presieduta dal senatore Marino, e non ancora eseguiti, confermano drammaticamente le condizioni indegne in cui sono tuttora costretti a vivere nostri concittadini all’interno degli ultimi residui manicomiali. La condizione terribile in cui versano questi uomini e donne va al di là delle condizioni  terribilmente degradate in cui sono costretti e riguarda tanto più il loro abbandono da parte dei servizi sanitari e sociali, la mancanza di un progetto, le proroghe collegate ad una mancata presa in carico, la violenza dell’istituto, il permanere di un percorso giuridico “speciale” che toglie loro diritti e responsabilità.
    che è inaccettabile il ritardo nell’assegnazione alle Regioni delle risorse destinate ad accompagnare il superamento degli OPG (per spesa corrente: 38 milioni di euro nel 2012 e 55 milioni dal 2013, più quelle in conto capitale: 173,8 milioni di euro).

Ribadiamo le nostre proposte:

    Le risorse vanno destinate ai Dipartimenti di Salute Mentale DSM, che devono presentare e attuare i progetti individuali finalizzati alle dimissioni degli/delle internati/e o per progetti di alternativa alla misura di sicurezza detentiva in Opg o Ccc (vedi sentenze Corte Costituzionale 253/2003 e 367/2004 richiamate dall’allegato 1C Dpcm 1.4.2008). Per chiudere gli Opg bisogna offrire buoni servizi per la salute mentale nel territorio.
    Vanno attuate le “dimissioni senza indugio”, come sollecitato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul SSN ai Ministri della Salute e della Giustizia, che risultano possibili immediatamente per i due terzi delle persone internate attraverso la presa in carico dei DSM, che porterebbero già alla chiusura di alcuni Opg.
    L’istituzione di una specifica “autorità” di garanzia nazionale (che possa agire anche con funzioni commissariali ad acta) per l’attuazione dei programmi delle regioni e per il loro monitoraggio.

Infine, ribadiamo che il definitivo superamento dell'Opg si potrà raggiungere solo con la modifica degli articoli del codice penale 88 e 89. Altrimenti gli Opg (vecchi o nuovi) continueranno ad essere alimentati da nuovi ingressi. Sono quegli articoli del codice Rocco che, associando “follia”  ad incapacità di intendere e di volere e a “pericolosità sociale”, hanno mantenuto in vita l’Opg e dunque un canale “parallelo e speciale” per i malati di mente che commettono reati.

Perciò la mobilitazione di stopOPG continua: gli Opg, come i manicomi, sono incompatibili per loro natura con la tutela della salute mentale, le cure e la riabilitazione cui hanno diritto tutti cittadini.

31 gennaio 2013

p. Il comitato nazionale stopOPG
Stefano Cecconi, Giovanna Del Giudice, Francesca Moccia

1570. Anche lo cooperative sociali sono una Banca



Ogni tanto si fanno delle scoperte interessanti, almeno per alcuni. Le cooperative sociali, che in Piemonte occupano 37 mila lavoratori e aiutano e sostengono non so quante persone con difficoltà, hanno un credito di 500 milioni di euro verso ASL, Comuni e consorzi socio-assistenziali. Ma mentre questi enti non pagano le cooperative per i servizi, quest’ultimi devono pagare le tasse e gli stipendi, anticipando la stratosferica cifra. Il tutto ricade sul groppone dei soci, che chiedono i soldi in banca, che applica dei tassi non proprio bassi. Che sistema malato! Oggi le cooperative sono scese in piazza a protestare. Servirà a qualcosa?

1569. La pubblicità al Martini e non solo



L’ASL TO1 riempie i muri dell’ospedale ma anche dei poliambulatori di cartelloni pubblicitari. In tempi di crisi tutto è buono per fare cassa. Così sei aziende hanno partecipato al bando e sono state giudicate compatibili da un comitato etico. In questo modo, dicono, si garantisce una informazione maggiore, così i cittadini possono scegliere. Peccato che al Martini ci siano solo due pubblicità di aziende che offrono badanti e non tutte le aziende, questo perchè non tutti sono disposti a sborsare 9mila euro per la pubblicità. E poi siamo sicuri che queste aziende offrano un buon servizio a prezzi accettabili? Se li paragoniamo a un prodotto qualsiasi, quasi tutti sanno che la pubblicità la pagano i consumatori. A parte questi dettagli economici, che dettagli non sono, propongo di iniziare a farsi sponsorizzare i camici dei medici e degli infermieri, qualche bel pannello da posizionare in corsia, indumenti con il nome dello sponsor in bella vista. Negli ospedali gli spazi non mancano. Possono anche cambiare il nome dell’ospedale: da Martini a Lavazza. Ospedale Lavazza.............suona proprio bene!

1568. L’Europa ce lo chiede, ma facciamo altro!



L’Europa non ha imparato nulla dalle catastrofi ambientali e sanitarie del passato. Non solo, non ha fatto niente per impedire che i suoi cittadini smettessero di fidarsi di lei. Parla chiaro l’Agenzia europea dell’ambiente (Eea) nel suo nuovo rapporto: “C’è stato un collasso della fiducia non solo nelle istituzioni, ma anche nelle grandi compagnie”. Che, secondo lo studio Eea, in alcuni campi sono arrivate a corrompere o minare la regolamentazione comunitaria, manipolare la ricerca e pressare i governi “per il proprio beneficio finanziario”. Un tono duro e inusuale quello dell’Agenzia, che nello studio tratta i temi più complessi e controversi: dal nucleare agli Ogm, “troppo pubblicizzati e non necessariamente sicuri”, fino agli effetti sulla salute di cellulari e pesticidi. Parola d’ordine? Allerta, soprattutto considerate le avvisaglie che ci si ostina a ignorare, e i costi che ci si avvia a sostenere. Inclusi quelli dovuti all’inquinamento atmosferico, vera e propria piaga che, anche in questo 2013, Anno europeo dell’aria, porterà il mezzo miliardo di cittadini Ue a sborsare 250 euro a testa. E altri 250mila a morire prematuramente.

1567. Le ASL, la trasparenza e il web



Fatta la legge, basta non applicarla. Il web sarebbe un potente mezzo di diffusione di partecipazione e trasparenza, se solo lo permettessero. Lo sanno bene le tante ASL che sono nelle ultime posizioni nella specifica classifica. Fa piacere che al primo posto ci sia un’ASL di Napoli, città fin troppo maltrattata, così come molte realtà del meridione come Catanzaro e Siracusa. Al nord come al sud non tutti sono allergici al tema trasparenza. Per il Piemonte la situazione è veramente desolante, con le ASL del capoluogo agli ultimi posti. Su 43 criteri, l’ASL TO1 ne soddisfa appena 3. Complimenti! Troppi segreti da nascondere o pessimi informatici e addetti stampa?